IL TUO IT MANAGER È UN GLADIATORE. TRATTALO COME TALE.

Davvero. Ogni giorno quel cristiano deve scendere nell’arena, sapendo che dovrà sputare sangue e mangiare sabbia, senza sapere se alla sera riporterà a casa la pelle.

Nella Roma Antica erano i lanisti a gestire i gladiatori. I lanisti si occupavano di addestrare i gladiatori nelle scuole dedicate a questa disciplina, di cui spesso erano proprietari. Il lanista doveva trarre il massimo vantaggio dai combattenti, che quindi venivano armati di tutto punto, nutriti, fortificati, affinché potessero sconfiggere gli avversari in battaglia, accrescendo il proprio prestigio e portandone alla scuola di appartenenza. In caso di ferimento i gladiatori venivano curati ed accuditi, perché perdere un combattente significava perdere anche molto denaro.

Il tuo IT Manager fa lo stesso.

Ogni giorno combatte una sfida, probabilmente all’ultimo sangue, e deve lottare per tornare a casa sano e salvo alla fine del duello, il cui esito non è scontato.

Tu sei un lanista. Paghi l’IT Manager perché porti risultati alla tua azienda, tra i quali:

  • la possibilità che ciascuno dei tuoi dipendenti svolga il proprio lavoro senza intoppi;
  • la disponibilità dei sistemi informatici, che dovranno essere aggiornati, manutenuti e al riparo da attacchi – o da semplici guasti;
  • il prestigio, perché un fermo oggi potrebbe avere un impatto devastante sull’immagine della tua attività agli occhi dei tuoi clienti.

La differenza che spesso riscontro tra imprenditori o professionisti come potresti essere tu e un lanista dell’Antica Roma è che, come dicevo, il lanista equipaggiava i combattenti di tutto punto, perché portassero il risultato sperato alla palestra.

Gli imprenditori e i professionisti moderni, invece, spesso equipaggiano l’IT Manager con un secchio e uno spazzolone di quelli per lavare il pavimento, gli danno una pedata nel fondoschiena e lo buttano in mezzo all’arena. Carne da macello. E se qualcosa non va la colpa è la sua.

Ora, immaginiamo la scena ai tempi di Spartacus.

Il lanista prende un gruppetto di combattenti, li fa allenare, li nutre e li cura. Li rende delle perfette macchine da arena, investendo ingenti somme di denaro. Poi li spoglia, li arma di uno stuzzicadenti e li manda nel Colosseo, a combattere con 50 tigri affamate.

Dopo 15 minuti finiremmo con le 50 tigri sazie e qualche brandello di gladiatore sparso qua e là sulla sabbia, non trovi?

Nel caso dell’IT manager è lo stesso.

Innanzitutto, molto spesso quello che è considerato l’IT Manager in azienda, in realtà si occupa di tutt’altro. Nel migliore dei casi, se l’azienda ha un reparto tecnico di qualche tipo, l’IT Manager è un soggetto pescato da quel reparto che, per qualche strana valutazione, è stato insignito di questa qualifica. Senza nessuna formazione o competenza specifica. Semplicemente è quello che “smanetta di più”, a detta del titolare, perché una volta gli ha configurato iCloud sul telefono.

In altri contesti, invece, è una figura davvero dedicata all’IT, che fa solo quello dalla mattina alla sera.

Diciamo che in entrambi i casi citati, quello che posso riscontrare è una mancanza di “equipaggiamento”. Mancano strumenti, manca formazione, mancano risorse economiche per poter implementare gli strumenti e la formazione.

E’ un po’ come se l’imprenditore vedesse (spesso neppure di buon occhio) come sufficiente il costo dello stipendio dell’IT Manager, che però si deve arrangiare facendo tutto a mano. Anzi, può usare il famoso secchio e il famoso spazzolone, se proprio crede.

Risultato? Spesso l’investimento fatto sullo stipendio dell’IT Manager è assolutamente buttato alle ortiche.

Si, perché ci si trova con una persona che deve sempre e solo spegnere incendi. E spesso questa persona non ha nemmeno un estintore, ma si deve arrangiare con due sputi e una vecchia coperta che si è portato da casa.

E spesso questa persona – anzi, questo eroe – fa già dei miracoli arrivando dove arriva con quello che ha.

Mi capita molto spesso di entrare in aziende con un IT Manager (del caso 1 o del caso 2, poco importa). In alcuni casi queste figure sono talmente frustrate che mi vedono come una minaccia: “Ecco, adesso arriva questo qua e se non sto attendo mi fa perdere il lavoro prendendo in mano la gestione dell’infrastruttura”. Nulla di più sbagliato, perché per me l’IT Manager è un alleato importante. Sempre e comunque.

In altri casi, l’IT Manager mi vede come una mano tesa per aiutarlo ad uscire dalle sabbie mobili in cui sta sprofondando. E qui, se l’imprenditore che gli paga lo stipendio ha un minimo di lungimiranza, succedono cose fantastiche.

Affiancando l’ITM per qualche mese, si analizzano tutti i processi aziendali, si fanno uscire le criticità e si impiantano gli strumenti e i servizi necessari per ottimizzare il tutto. Il responsabile IT a questo punto smette di fare il vigile del fuoco e diventa, a tutti gli effetti, una pedina chiave per lo sviluppo dell’azienda.

Se prendiamo, ad esempio, alcune attività legate all’IT, possiamo vedere come normalmente vengono ripartite tra le risorse IT interne e le nostre, per rendere tutto il sistema il più lubrificato possibile.

Cosa facciamo noi:

  • Gestione inventario hardware e software;
  • Monitoraggio del parco macchine, con invio degli alert al reparto IT interno;
  • Patch Management;
  • Supporto tecnico di 1° livello in caso di indisponibilità del reparto IT interno (ferie, malattia, ecc.)
  • Supporto tecnico di 2° e 3° livello;
  • Gestione degli aspetti legati alla sicurezza informatica;
  • Gestione degli aspetti legati al disaster recovery;

Cosa fa l’IT interno:

  • Interventi legati a segnalazioni provenienti dal nostro staff, normalmente legate al monitoraggio del parco macchine;
  • Interventi on-site di manutenzione hardware;
  • Supporto tecnico di 1° livello;
  • Interfaccia con i fornitori dei gestionali o dei software verticali;
  • Formazione e informazione del personale sull’utilizzo efficace degli strumenti;
  • Gestione e pianificazione del budget legato agli investimenti IT;
  • Selezione di strumenti, prodotti e fornitori legati al mondo IT.

Tralasciare uno degli aspetti che noi seguiamo, in concerto con il reparto IT interno, significa lasciare l’infrastruttura zoppa. Senza gli strumenti di cui disponiamo per la gestione di un parco macchine enorme, tutte le attività che noi eseguiamo in modo semi-automatizzato, dovrebbero essere svolte a mano dall’ITM aziendale. Spesso, per mancanza di tempo, il reparto IT non può gestire queste attività, che vengono rimandante di continuo e quindi, di fatto, mai effettuate.

Queste mancanze si traducono in:

  • malfunzionamenti legati alla mancanza di manutenzione preventiva e monitoraggio dei sistemi;
  • falle di sicurezza legate alla mancanza di aggiornamenti e patching dei sistemi critici. Queste falle sono spesso alla base di attacchi informatici che mettono in ginocchio le aziende;
  • malumore della direzione – e del personale – che è vittima di continui e frustranti malfunzionamenti;
  • crescita dei sistemi basata su continue “pezze” applicate alla bell’e meglio, che rendono impossibile scalare in modo lineare. Ogni volta che si tocca qualcosa, qualcos’altro crolla, quindi nel dubbio “non toccare niente”.

Sicuramente tornerò sull’argomento, ma per ora chiudo qua e non mi dilungo oltre.

Se sei un imprenditore o un professionista e vuoi capire se il tuo reparto IT è gestito al meglio contattami usando uno dei riferimenti che trovi qui sotto.

Se sei un IT Manager e hai bisogno una mano per far capire al tuo titolare che da solo non puoi arrivare dappertutto, contattami usando uno dei riferimenti che trovi qui sotto.

Per entrambi, titolari e IT Manager, vale la stessa cosa. Un contatto non costa nulla e magari, semplicemente con una chiacchierata gratuita di mezzora, potrebbero già uscire un sacco di spunti su cui lavorare nei prossimi mesi per arrivare ad una migliore gestione dell’informatica aziendale. Io la chiacchierata la faccio volentieri. Davvero.

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